Archive | August 2014

Giappone gluten free

Essendo io celiaca, avevo in mente questo post già da un po’ ma, dopo aver saputo di alcuni membri dell’AIC in partenza a giorni, ho deciso di anticiparlo.

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Vivere gluten free in Giappone purtroppo non è facile, e non lo è per tre motivi fondamentali:
1) in Giappone, come nel resto dell’Asia, la malattia non è conosciuta; e in generale, non vi è una diffusa consapevolezza dei problemi alimentari. Le allergie – tra cui quella al frumento – sono riconosciute, ma (non chiedetemi perché!) vi è la credenza che siano proprie solo dei bambini e spariscano con la crescita;
2) per quanto la cucina giapponese possa sembrare a prova di celiaco, non lo è: il glutine è presente quasi in ogni piatto (e spesso sarete guardati come degli alieni se paleserete il vostro problema);
3) se è vero che i giapponesi sono tendenzialmente gentili e disponibili nei confronti della clientela – e che nella maggior parte dei ristoranti di medio-alto livello saranno certamente a vostra disposizione per aiutarvi a trovare il piatto perfetto per voi – è altrettanto vero che la maggior parte dei luoghi in cui si tende a mangiare quando si è fuori casa non appartiene a questa categoria. Si tratta per lo più di catene, molte delle quali specializzate in un’unica pietanza (troverete piccoli ristoranti che servono solo okonomiyaki, takoyaki, oppure donburi), e difficilmente in questi posti saranno disposti a modificare il menu su richiesta. Conosco una persona che dopo aver spiegato di essere intollerante al lattosio, ha ordinato un dolce e se l’è visto recapitare cosparso di panna montata.

Fatta questa premessa, andiamo a vedere come può sopravvivere un celiaco in Giappone.

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Mami monogatari – Mami VS Ca’ Foscari

Se nel post precedente vi ho narrato il percorso interiore che mi ha portata a fare la scelta di tornare all’università e partire nuovamente per il Giappone, credo sia giunto anche il momento di raccontarvi come sono arrivata, in modo concreto, a stringere tra le mani la lettera di accettazione che vedete qui sotto.

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Sì, perché arrivare fin qui non è stato per niente facile. E no, non sto parlando di studiare come una pazza rinunciando anche a un minimo spiraglio di vita sociale o fare carte false per ingraziarsi la benevolenza della commissione. No, niente di tutto questo. Ciò cui mi riferisco sono le mille difficoltà incontrate da quando ho saputo di essere stata scelta dalla mia università per lo scambio, fino al giorno in cui la simpatica lettera di poco prima è diventata mia e solo mia.
Ecco quindi la mia storia. Dedicata a chi volesse un giorno seguire le mie orme e lanciarsi in questa mirabolante impresa (fate attenzione!); a chi si diverte a scaldare sedie rubando un posto di lavoro a qualcuno che magari, seduto su quello stesso scanno, avrebbe potuto fare davvero qualcosa di utile; e dedicata un po’ anche a me stessa, perché in fondo è sempre bello ridere delle proprie sventure una volta passate.

Il nostro avvincente racconto ci porta indietro nel tempo fino al lontano (?) febbraio 2014, quando Mami, la nostra giovane e audace protagonista, riceve una bellissima mail che le comunica di essere stata selezionata per lo scambio con l’università giapponese da lei stessa scelta. Ed è qui che ha inizio la nostra avventura…

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