Archive | October 2014

Giorni #26 #27 #28 #29 #30 #31: 曇りのち、快晴。

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La vista dal terrazzo di una delle mense della mia università in una bella giornata di sole

Stamattina me ne stavo sdraiata sul letto, in attesa dell’ispirazione per alzarmi, e ascoltavo i suoni che provenivano da fuori. È così che mi sono resa conto, per la prima volta da quando sono qui, di non aver mai sentito i corvi.
Per me è sempre stata una prerogativa della vita in questo paese: la mattina alle cinque e mezza la stanza è illuminata a giorno e i corvi si danno al pazzo gracchiare. Ma quest’anno, in questo luogo, sembra non essere così. A ben pensarci mi è anche capitato piuttosto di rado di vederne, forse solo una o due volte. Eppure ricordo scene oltre il limite dell’incredibile dalle mie passate esperienze.
Che strano, sembra che questa volta sia davvero tutto diverso. O per lo meno, sembra che così voglia apparire ai miei occhi. La mia mente, forse troppo deviata a causa dei film Disney e di Sailor Moon, preferisce interpretarlo come un segno.

曇りのち、快晴 (Kumori nochi, kaisei) è il titolo di questo post. Non doveva essere questo inizialmente, volevo scegliere un titolo che celebrasse il mio primo mese in Giappone – che si compie proprio oggi – ma come mi sono messa a scrivere, le parole sono affiorate alla mia mente e ho pensato che rispecchiassero perfettamente il mio stato d’animo.
Kumori nochi, kaisei” significa letteralmente: “Dopo le nuvole, il sereno“. In Giappone c’è anche una canzone che porta questo titolo, e dentro di me ho subito iniziato a canticchiarne il testo:

Ora stai superando impacciata
giorni pieni di rimorsi,
ma domani soffierà un vento diverso da quello di oggi

Sbatti i piedi!
Cambia i giorni che si limitano ha scorrerti davanti
nel “presente” che sogni,
se provi a fare un passo avanti anche il paesaggio cambierà
la tua felicità è nelle tue mani

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Un piccolo scorcio del solitamente nascosto Monte Fuji, anche se quel giorno era ancora privo della sua classica cima innevata

Quest’ultima settimana sembra aver desiderato lavorare con tutte le sue forze per darmi una piccola spinta. In questi giorni fatti di cielo sereno, sfoghi e riposo, incontri più o meno programmati e belle notizie, ho l’impressione di aver finalmente capito l’errore che stavo commettendo: ossessionata dal pensiero di dover portare a termine con successo il mio scopo, stavo invece rischiando di perderlo di vista.
Ora so che devo prendere le cose più a cuor leggero, anche se essendo tendenzialmente ansiosa per natura non sarà certo facile, e forse anche questo blog – che stava colando a picco negli abissi della noia – potrà finalmente riprendersi. ^^

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Una piccola festa di compleanno improvvisata ^_^

Chiedo scusa a tutti i miei lettori.

A presto!

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Giorni #21 #22 #23 #24 #25: Doveva essere un post sul Tokyo National Museum…

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Tokyo National Museum

Quasi un’altra settimana è trascorsa. Tra università e preparazione per la certificazione linguistica, devo ammettere che la mia quotidianità non è poi così avvincente. Sto facendo progressi però: il primo test in classe è andato alla grande e la mia testa si sta finalmente sistemando per bene sulle spalle dove dovrebbe stare.

Sabato, V. – la mia compagna di banco russa – mi ha invitata ad andare con lei al Tokyo National Museum. Il museo aveva decretato questo giorno come il 留学生の日 (ryūgakusei no hi, il giorno degli studenti stranieri): bastava presentare il tesserino studentesco allo sportello e ti davano un adesivo da attaccare sul petto con il quale era possibile entrare gratuitamente.
Ero già stata a questo museo una volta nel lontano 2006, e poi ancora nel 2009, ma è molto interessante e le collezioni cambiano spesso; e poi non si dice mai di noi a un ingresso gratis a un museo!

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Lettere in giapponese antico, un giorno riuscirò a leggervi!

Non ricordo con esattezza quando ho iniziato ad appassionarmi al Giappone classico, ma è stato senza dubbio in tempi recenti.
Da bambina, molto banalmente, ho iniziato a interessarmi a questo paese attraverso i manga. E proprio i manga, devo ammetterlo, mi hanno cambiato la vita: grazie a loro ho iniziato a disegnare e a scoprire pian piano questo paese lontano e così affascinante – ricordo che alle medie tenevo un piccolo quaderno dove raccoglievo tutti i ritagli di giornali, foto, informazioni e curiosità riguardanti il Giappone. A ben pensarci, quel quaderno lo conservo ancora.

Dopo i manga arrivò il jpop, la musica pop giapponese. Ricordo ancora le prime due canzoni che ascoltai, scaricate completamente a caso da internet: “The peace!” delle Morning musume e “First love” di Hikaru Utada  – che, ricordiamolo, ha da poco sposato un italiano di dieci anni più giovane di lei.
E poi arrivò lei: Ayumi Hamasaki, la popstar giapponese per antonomasia, lei nelle cui parole riuscivo sempre a ritrovare me stessa; lei grazie alla quale, spinta dal desiderio di poter comprendere alla perfezione i bei testi delle sue canzoni, che fino a quel momento avevo soltanto trovato tradotte in inglese in giro per la rete, ho finalmente scelto di studiare giapponese. Grazie a lei, ho scoperto la bellezza e l’eleganza di questa lingua meravigliosa; grazie alla musica giapponese, ho conosciuto il ragazzo con cui sto da nove lunghi anni.
Ad oggi, il mio interesse per la musica giapponese è quasi del tutto svanito, lasciando solo lei: lei che continua a tenermi compagnia con la sua musica e le sue parole, lei che è una fonte d’ispirazione senza pari, lei che ho visto in concerto e mi ha emozionata tantissimo, lei che ho avuto modo di conoscere di persona e che ha fatto per me una cosa che mai mi sarei potuta aspettare.
Non sono una persona costante, i miei interessi tendono a cambiare continuamente e anche in questo caso è stato lo stesso, solo una cosa non è mai cambiata nella mia vita: l’amore incondizionato per il Giappone, sempre a fare da sfondo a ogni mia passione.

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Alcuni dei kimono

Ma quando ho iniziato a interessarmi al Giappone antico? Di certo l’università mi è stata molto d’aiuto: mi ha fatta appassionare alla lingua, innamorare del mio libro preferito, scoprire quanto mi diverta tradurre e che, in fondo, non lo faccio nemmeno male. Eppure non avevo mai pensato di approfondire.
Credo sia stato proprio traducendo i testi delle canzoni di cui sopra che ho iniziato a riconoscere e apprezzare le tematiche e caratteristiche della poetica giapponese, per poi andarle a riscoprire all’interno della letteratura stessa. Più leggevo e più rimanevo affascinata dalle immagini e dal sentimentalismo che scaturivano da quelle pagine. E di certo, l’essermi trovata a lavorare in un ambiente così superficiale e materialista, in un periodo in cui tutto ciò che leggevo non faceva che suscitare in me stupore nei confronti della bellezza della lingua giapponese e ammirazione per la grazia delle sue immagini e figure, ha di certo contribuito a far accrescere in me il desiderio di riscoprire questo mondo per salvarmi da quell’altro, che mi stava logorando. E in un certo senso ce l’ha fatta. Come dicevo un po’ di tempo fa: dopotutto anche quel lavoro che tanto odiavo è servito qualcosa!

E insomma, questo voleva essere un post dedicato al Tokyo National Museum, ma il tempo vola e io – chi l’avrebbe mai detto! – ho ancora molte cose da preparare per domani. Il terribile tifone che era previsto tra stanotte e domani mattina sembra si stia per abbattere giusto ora su Tokyo; questo mi fa dedurre che domani sarà già tutto passato e l’università non sospenderà le lezioni, e che è quindi il caso che mi metta sotto di buona lena.

Il museo, ad ogni modo, era bellissimo come lo ricordavo; forse anche di più, perché questa volta l’ho guardato con occhi diversi. Dagli haniwa alle ceramiche e utensili di uso quotidiano, i kimono e i costumi teatrali, le stampe ukiyoe e le armi e armature dei samurai, pannelli illustrati, lettere e scritti buddisti; un viaggio attraverso la storia del Giappone e delle sue meraviglie dall’antichità all’era moderna. Imperdibile!

Vi lascio con l’immagine della poetessa Ono no Komachi, stampata su una cartolina che ho comprato al museo.

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Omohitsutsu
nureba ya hito no
mietsuramu
yume to shiriseba
samezaramashi o

(Quando mi sono addormentata pensando a lui, è apparso. Se avessi saputo che era un sogno, non mi sarei svegliata.)

Giorni #16 #17 #16 #19 #20: Teatro Nō e altri racconti (?)

Foto 05-10-14 12 12 38Quando ti svegli la mattina ed esci dimenticandoti a casa il pranzo, il treno che ti sta portando all’università si ferma all’improvviso a una fermata dalla tua a causa di un disperato che ha deciso di porre fine alla sua vita, e per quello che ti dovrebbe riportare a casa – quattro ore dopo – hanno bloccato l’ingresso ai binari a causa di un secondo disperato… Beh, diciamo che non è proprio la tua giornata.
Almeno sono riuscita a trovare un po’ di tempo per aggiornare il blog – non è vero, in realtà dovrei essere sui libri in questo momento e studiare per il test in classe di domani, ma ho bisogno di riposare il cervello per un’oretta.

Sono tre giorni che mi riprometto di scrivere, ma alla fine non ci riesco mai. Anche lunedì, quando un tifone ha deciso di graziarci della sua visita, così da far sospendere tutte le lezioni in programma per la giornata, alla fine non ho praticamente mai staccato gli occhi dai libri.
Lo so, detta così sembra che io sia una super secchiona e stia sempre a studiare; la verità è che per quanto tempo trascorra sui libri, non mi basta mai per arrivare alla fine di tutto quello che devo fare. E sì, ammetto che la cosa mi faccia sentire un po’ stupida.

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Nō National Theatre

Ma lamentele a parte, domenica pomeriggio sono andata a vedere per la prima volta in vita mia il Teatro Nō!
Mi piacciono molto tutte le varie forme teatrali: dai musical all’opera, agli spettacoli solamente recitati e alle danze. Ma, per quanto li abbia più volte studiati in ambito universitario, non avevo mai visto uno spettacolo teatrale giapponese. Certo, il Nō non era forse la scelta più azzeccata per una prima volta, ma da amante dei classici quale sono non mi sarei certo potuta tirare indietro!

Già una settimana prima un amico mi aveva detto di avere la possibilità di prendere dei biglietti gratuiti per uno spettacolo al Nō National Theatre, e così ho accettato subito l’invito.
L’intera rappresentazione è durata quattro lunghe ore, alternando due spettacoli di vero e proprio a due di Kyōgen. Lunghe ore, ci tengo a precisarlo, perché il Nō è notoriamente molto lento e totalmente privo di dialoghi comprensibili. Scopo della recitazione – così come dei testi, a voler esser precisi –  non è infatti quello di trasmettere un messaggio diretto, bensì quello di lasciar libera l’interpretazione allo spettatore.
Mi viene dunque spontaneo chiedermi a cosa fosse dovuta la scelta di molti genitori di portarci i bambini, che come prevedibile si addormentavano subito. Ma anche tra gli adulti, detto tra noi, più di qualcuno è finito col passare ben presto al mondo dei sogni. Cosa abbastanza comprensibile in realtà, e anch’io (ahimè) ho avuto dei momenti in cui sentivo crollare la testa, ma il sonno non mi ha avuta. 🙂

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(foto presa da www-timeout.jp) L’interno del Nō National Theatre

I siparietti di Kyōgen, in uno spettacolo così lungo, sono una manna dal cielo, in quanto si lasciano seguire a cuor leggero e anche i dialoghi sono facilmente comprensibili. Ma quello che ho davvero apprezzato nel Nō sono state la grazia e l’eleganza propri dei movimenti lenti ed essenziali – studiati in ogni minimo dettaglio – degli attori, così come l’accompagnamento musicale, fatto di strumenti a fiato e a percussione. La particolarità di questi strumenti è quella di non essere in sintonia fra loro, non vanno a tempo, ma ognuno segue un proprio ritmo; detta così l’idea che ci facciamo è quella di caos e confusione generali, in realtà i suoni riescono a fondersi perfettamente fra loro e il risultato è sorprendente.
Meravigliosa è anche la scena finale di ogni spettacolo con l’apparizione della divinità, quella tanto enfatizzataci dal nostro insegnante a lezione di teatro giapponese a Venezia. Nonostante ne abbia viste numerose in video, assistervi dal vivo è tutta un’altra cosa: l’energia che riesce a trasmettere con la danza frenetica, quasi isterica, e il ripetuto e assordante sbattere dei piedi, in quello che si presenta come uno spettacolo così lento e pacato, è impressionante. Mi ha davvero emozionata.

Alla fine, scelta azzeccata o meno, sono felice di aver avuto modo di fare quest’esperienza. Il prossimo sarà senza ombra di dubbio il Kabuki!

Prometto che nel weekend risponderò ai vostri commenti e passerò dai vostri blog, abbiate pazienza ma il mio cervello in questi giorni rischia di esplodere (infatti potrei benissimo aver scritto qualche castroneria nel corso del post, rileggerò anche lui a mente lucida). A presto!

Giorni #9 #10 #11 #12 #13 #14 #15: Due settimane.

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La mia università e la sua chiesa, quella marrone sulla destra. (Ebbene sì, l’università fu fondata dai Gesuiti)

Sono ormai due settimane che mi trovo qui; il lungo giro di pratiche burocratiche è giunto al termine, ho ripreso a dormire e a mangiare – si ringrazia Madre Natura per avermi fatta nascere masochista e avermi fatto scegliere, da celiaca, il paese della salsa di soia! – mi sto finalmente ambientando.
L’inizio non è stato come me l’aspettavo, devo ammetterlo. Nelle mie esperienze passate trascorse in questa terra, appena vi mettevo piede era ogni volta un’esplosione di gioia e sentimenti positivi: i problemi svanivano, tutto era come vivere in un sogno. Questa volta non è andata proprio così:  il peso che mi portavo appresso era più grande di qualsiasi altra cosa, aveva la forza di schiacciare i sentimenti più positivi e farmi sentire sbagliata. Mi guardavo attorno, in autobus, per le strade, e pensavo a quanto amo questo paese, eppure non provavo alcuna emozione. Forse, in un certo senso, ero davvero sbagliata.

Ora va meglio, ho fatto pace con i miei sentimenti e il mio senso di colpa, sto pian piano imparando a conviverci e trarne la forza di cui ho bisogno per andare avanti.

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(foto presa da http://www.parlandosparlando.com) Sì, queste sono scene che si vedono ogni giorno nelle ore di punta, non è una leggenda metropolitana.

E intanto la mia nuova vita ha preso il via; le lezioni all’università sono iniziate e sono stata travolta dalla frenesia della metropoli: le corse alla mattina, i treni affollati, le troppe cose da fare e il troppo poco tempo da dedicare a me stessa. Sta iniziando la metamorfosi in “piccola giapponese” – piccola, perché dopotutto non lo sono.
Ogni giorno mi dico: “Devo aggiornare il blog. Devo leggere tutti quelli con cui sono rimasta indietro. Ho voglia di disegnare, di scrivere, di leggere.” E invece niente, alla fine il tempo non basta mai. Le parole restano bloccate lì, in un luogo e in un tempo inesistenti, così come le idee. Ma intanto mi guardo attorno, osservo, ascolto, scopro, prendo nota; prima o poi, il tempo per esprimere tutto ciò che questo mi trasmette riuscirò a trovarlo.

Il corso che sto seguendo all’università – Intensive Japanese 4 – fa davvero fede al nome che porta: ogni giorno due lezioni, ogni giorno un test, ogni giorno vocaboli e testi da studiare, spiegazioni di kanji e presentazioni in classe da preparare, composizioni da scrivere. Non sto riuscendo a trovare nemmeno il tempo per prepararmi alla certificazione di giapponese che sosterrò a dicembre – e questo è male, molto male! – ma mi sto divertendo. Nella mia classe siamo solamente in sette, e questo ci permette di seguire meglio, parlare di più e legare tra noi.
Da oggi ho iniziato a seguire un seminario in giapponese molto interessante; non vi prenderò attivamente parte perchè non mi è concesso, ma ho parlato con l’insegnante e mi ha detto che posso andare ad ascoltare tutte le volte che voglio. Avendo in programma un paio di corsi in giapponese per il prossimo semestre, temevo che sarebbero stati troppi difficili e avrei avuto difficoltà a seguire, ma da quanto ho potuto vedere a questa lezione non credo avrò grossi problemi.

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Un po’ dei libri che, tra certificazione e università, dovrò studiare a qui a dicembre… Fatemi gli auguri!

Domani finalmente si riposa, o per lo meno ci si illude di poterlo fare. Il weekend è appena iniziato e già mi sembra che sia giunto al termine.
Mentre per l’intera giornata di domani mi rinchiuderò in camera a studiare, per domenica ho un bel diversivo in programma! Ma ve ne parlerò nel prossimo post 😉