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Giorni #53 e #54: Il sogno di chi?

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@shjsoul on twitter

Leggevo questo post dedicato a Elizabeth Gilbert e l’ho trovato di grande ispirazione.

Ci siamo mai chiesti perché facciamo quello che facciamo? Stiamo inseguendo il nostro sogno? Stiamo vivendo il sogno di qualcun altro? O ci stiamo semplicemente accontentando?

Tante volte, nella mia vita, mi sono trovata a vivere il sogno di qualcun altro; di recente, soprattutto. Gli altri erano fieri di me e di quello che facevo, io mi sentivo solamente sbagliata. E quando ammettevo di non sentirmi a mio agio, mi vedevo trattata come fossi un’ingrata perché non sapevo accettare le buone occasioni che mi venivano offerte, o peggio, mi sentivo rispondere: “Bisogna sapersi accontentare”.

Davvero è così? Per questo veniamo al mondo? Per accontentarci di quello che la vita ci mette davanti? Per far avverare il sogno di qualcun altro che da solo non ha saputo farlo? Per mettere al mondo altre persone che come noi dovranno continuare ad accontentarsi? Una vita non dura in eterno, è inutile negarlo. E quando saremo vecchi e ripenseremo al nostro passato, rendendoci conto di non aver mai realizzato i nostri desideri, di aver sempre assecondato le persone e le situazioni, cosa penseremo della nostra vita? In nome di cosa avremo sacrificato tanto? Per una vecchiaia serena? La vecchiaia non è che una piccola parte della nostra vita; una parte che solo le esperienze passate possono arricchire.

E allora fermiamoci, e proviamo a pensare: per chi stiamo vivendo? Cosa stiamo facendo? È quello che vogliamo? O è il sogno di qualcun altro?
Nessuno può dirci chi dobbiamo essere e cosa dobbiamo fare; nessuno deve porci dei limiti, solo noi possiamo decidere. Cosa ci fa sentire davvero appagati? Vivere nel proprio sogno non è sempre “gioia”, è spesso anche “dolore”. Per ottenere una cosa, bisogna saperne sacrificare altre mille. Ma voltiamoci indietro e proviamo a pensare a cosa è stata la nostra vita. Come ci siamo sentiti quando inseguivamo un sogno altrui? Gli altri si sentivano appagati, e noi? Come ci siamo sentiti quando abbiamo faticato, ci siamo ridotti a uno straccio e alla fine abbiamo raggiunto il nostro scopo?
Se il nostro obiettivo è quello di accontentare chi ci circonda, nessuno avrà da ridire, possiamo continuare per la nostra strada. Ma se il nostro obiettivo è un altro, possiamo solo inseguirlo. Sarà un cammino lungo e insidioso, ci scontreremo contro mille ostacoli, sbatteremo la testa, cadremo mille volte, ma più grande sarà lo sforzo che compiremo per giungere a destinazione, maggiori saranno la gioia e la soddisfazione che proveremo una volta tagliato il traguardo.

Non esistono un tempo e un luogo ideale, ma solo un “io” ideale, e quello dobbiamo trovarlo da soli e iniziare a costruirlo passo dopo passo.. Non è mai tardi, “tardi” non esiste, è solo un limite che qualcun altro ci vuole imporre. Ma noi non siamo “qualcun altro”. E allora proviamo a pensare a cosa desideriamo, e inoltriamoci lungo il nostro cammino. Forse finiremo col perderci senza giungere mai a destinazione, ma se non partiremo, di sicuro non arriveremo mai.

Questo incoraggiamento è prima di tutto per me.

失ったものはありますか?

それは置いてきたものですか?

後悔をしていますか?

取りに戻る事が出来たらと?

欲しいものはありますか?

それは手の届くものですか?

素直になれていますか?

何故波だはとまらない?

Hai perso qualcosa?

È qualcosa che ti sei lasciato alle spalle?

Ne sei pentito?

Vorresti tornare a riprenderla?

C’è qualcosa che desideri?

È qualcosa che puoi ottenere?

Sei sincero?

Perché le lacrime non si fermano?

(Ayumi Hamasaki, “Love song“)