Tag Archive | vita frenetica a tokyo

Giorni dal #55 al #87: E intanto in Giappone…

…è arrivato l’autunno…

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…e anche il Natale (e con lui l’inverno)!

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Un’infelice panoramica dell’ingresso del dormitorio in cui vivo

Mi sono assentata dal blog per un po’, lo so e chiedo scusa; è stato davvero un periodaccio…

Ma gli esami di metà semestre sono finalmente andati (bene) e la certificazione linguistica pure (un po’ meno bene), così questa settimana per festeggiare ho deciso di concedermi un appuntamnento con il mio amico immaginario! È una brava persona: simpatico, per niente invadente, gli piacciono le stesse cose che piacciono a me, e non ha da ridire quando faccio qualcosa che ad altri potrebbe annoiare o dar fastidio. Insomma, c’è chi per sfogare lo stress ha bisogno della compagnia e chi, come la sottoscritta, sente la necessità di stare tra sé e i suoi pensieri.

Così mi sono fatta qualche oretta di passeggiata e shopping tra le strade di Shibuya e Harajuku. Da quando sono arrivata a Tokyo a settembre, non ci sono quasi mai passata per questi quartieri, e pensare che un tempo ero sempre qui. Devo ammettere che non mi fanno più lo stesso effetto: una volta mi sembravano il centro del mondo, oggi li vedo soltanto come un’accozzaglia di cose e persone e tanta, tanta confusione. Certo, curiosi e interessanti, ottimi per lo shopping, ma nulla di più. Commesse dalla voce stridula che urlano da una parte all’altra della strada, musica a volumi improbabili che esce dai negozi, sconosciuti che ti rincorrono per chiederti di prestarti come modella per il loro studio (sì, succede; e sì, mi è successo proprio quel giorno), gente che entra ed esce da ogni dove, e ancora gente, gente, gente, gente…

Amo le città affollate, adoro quella sensazione che si prova stando lì, in mezzo a milioni di persone, sentendosi come se si fosse completamente liberi e distaccati da tutto ciò che ci circonda, perché in fondo è proprio così: nessuno ti guarda, nessuno sa chi sei, nessuno si cura di te. A meno che tu non sia a Shibuya o ad Harajuku, centri della moda giovanile tokyota.

Che dire, succede anche questo. Gli anni passano, si cambia; probabilmente mi stupirebbe maggiormente il sentirmi ancora attratta da luoghi come questi. E non perché improvvisamente ne sia  diventata intollerante, ma semplicemente perché per me non rappresentano più “casa”, come avrebbero potuto fare un tempo.

E poi ci sono sempre le eccezioni…

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Ebbene sì, Sailor Moon, il mio idolo fin da quando ero bambina!

Da domani avrà inizio una nuova settimana e si ritornerà sui libri, questa volta con il pensiero fisso sulla tesi e i miei progetti di ricerca futuri. Inoltre, tra una settimana sarà qui il mio ragazzo, e questo vorrà dire andare in giro a riscoprire un po’ alla volta la Tokyo che ho dimenticato. Sicuramente troverò molti spunti interessanti per il blog, per cui aspettatemi qui buoni buoni! 😉

E ora vi saluto e torno a studiare, ma non prima di avervi presentato i miei nuovi compagni di “giochi”:

Tadaaan! Buono studio a me!

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Giorni #16 #17 #16 #19 #20: Teatro Nō e altri racconti (?)

Foto 05-10-14 12 12 38Quando ti svegli la mattina ed esci dimenticandoti a casa il pranzo, il treno che ti sta portando all’università si ferma all’improvviso a una fermata dalla tua a causa di un disperato che ha deciso di porre fine alla sua vita, e per quello che ti dovrebbe riportare a casa – quattro ore dopo – hanno bloccato l’ingresso ai binari a causa di un secondo disperato… Beh, diciamo che non è proprio la tua giornata.
Almeno sono riuscita a trovare un po’ di tempo per aggiornare il blog – non è vero, in realtà dovrei essere sui libri in questo momento e studiare per il test in classe di domani, ma ho bisogno di riposare il cervello per un’oretta.

Sono tre giorni che mi riprometto di scrivere, ma alla fine non ci riesco mai. Anche lunedì, quando un tifone ha deciso di graziarci della sua visita, così da far sospendere tutte le lezioni in programma per la giornata, alla fine non ho praticamente mai staccato gli occhi dai libri.
Lo so, detta così sembra che io sia una super secchiona e stia sempre a studiare; la verità è che per quanto tempo trascorra sui libri, non mi basta mai per arrivare alla fine di tutto quello che devo fare. E sì, ammetto che la cosa mi faccia sentire un po’ stupida.

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Nō National Theatre

Ma lamentele a parte, domenica pomeriggio sono andata a vedere per la prima volta in vita mia il Teatro Nō!
Mi piacciono molto tutte le varie forme teatrali: dai musical all’opera, agli spettacoli solamente recitati e alle danze. Ma, per quanto li abbia più volte studiati in ambito universitario, non avevo mai visto uno spettacolo teatrale giapponese. Certo, il Nō non era forse la scelta più azzeccata per una prima volta, ma da amante dei classici quale sono non mi sarei certo potuta tirare indietro!

Già una settimana prima un amico mi aveva detto di avere la possibilità di prendere dei biglietti gratuiti per uno spettacolo al Nō National Theatre, e così ho accettato subito l’invito.
L’intera rappresentazione è durata quattro lunghe ore, alternando due spettacoli di vero e proprio a due di Kyōgen. Lunghe ore, ci tengo a precisarlo, perché il Nō è notoriamente molto lento e totalmente privo di dialoghi comprensibili. Scopo della recitazione – così come dei testi, a voler esser precisi –  non è infatti quello di trasmettere un messaggio diretto, bensì quello di lasciar libera l’interpretazione allo spettatore.
Mi viene dunque spontaneo chiedermi a cosa fosse dovuta la scelta di molti genitori di portarci i bambini, che come prevedibile si addormentavano subito. Ma anche tra gli adulti, detto tra noi, più di qualcuno è finito col passare ben presto al mondo dei sogni. Cosa abbastanza comprensibile in realtà, e anch’io (ahimè) ho avuto dei momenti in cui sentivo crollare la testa, ma il sonno non mi ha avuta. 🙂

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(foto presa da www-timeout.jp) L’interno del Nō National Theatre

I siparietti di Kyōgen, in uno spettacolo così lungo, sono una manna dal cielo, in quanto si lasciano seguire a cuor leggero e anche i dialoghi sono facilmente comprensibili. Ma quello che ho davvero apprezzato nel Nō sono state la grazia e l’eleganza propri dei movimenti lenti ed essenziali – studiati in ogni minimo dettaglio – degli attori, così come l’accompagnamento musicale, fatto di strumenti a fiato e a percussione. La particolarità di questi strumenti è quella di non essere in sintonia fra loro, non vanno a tempo, ma ognuno segue un proprio ritmo; detta così l’idea che ci facciamo è quella di caos e confusione generali, in realtà i suoni riescono a fondersi perfettamente fra loro e il risultato è sorprendente.
Meravigliosa è anche la scena finale di ogni spettacolo con l’apparizione della divinità, quella tanto enfatizzataci dal nostro insegnante a lezione di teatro giapponese a Venezia. Nonostante ne abbia viste numerose in video, assistervi dal vivo è tutta un’altra cosa: l’energia che riesce a trasmettere con la danza frenetica, quasi isterica, e il ripetuto e assordante sbattere dei piedi, in quello che si presenta come uno spettacolo così lento e pacato, è impressionante. Mi ha davvero emozionata.

Alla fine, scelta azzeccata o meno, sono felice di aver avuto modo di fare quest’esperienza. Il prossimo sarà senza ombra di dubbio il Kabuki!

Prometto che nel weekend risponderò ai vostri commenti e passerò dai vostri blog, abbiate pazienza ma il mio cervello in questi giorni rischia di esplodere (infatti potrei benissimo aver scritto qualche castroneria nel corso del post, rileggerò anche lui a mente lucida). A presto!

Giorni #9 #10 #11 #12 #13 #14 #15: Due settimane.

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La mia università e la sua chiesa, quella marrone sulla destra. (Ebbene sì, l’università fu fondata dai Gesuiti)

Sono ormai due settimane che mi trovo qui; il lungo giro di pratiche burocratiche è giunto al termine, ho ripreso a dormire e a mangiare – si ringrazia Madre Natura per avermi fatta nascere masochista e avermi fatto scegliere, da celiaca, il paese della salsa di soia! – mi sto finalmente ambientando.
L’inizio non è stato come me l’aspettavo, devo ammetterlo. Nelle mie esperienze passate trascorse in questa terra, appena vi mettevo piede era ogni volta un’esplosione di gioia e sentimenti positivi: i problemi svanivano, tutto era come vivere in un sogno. Questa volta non è andata proprio così:  il peso che mi portavo appresso era più grande di qualsiasi altra cosa, aveva la forza di schiacciare i sentimenti più positivi e farmi sentire sbagliata. Mi guardavo attorno, in autobus, per le strade, e pensavo a quanto amo questo paese, eppure non provavo alcuna emozione. Forse, in un certo senso, ero davvero sbagliata.

Ora va meglio, ho fatto pace con i miei sentimenti e il mio senso di colpa, sto pian piano imparando a conviverci e trarne la forza di cui ho bisogno per andare avanti.

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(foto presa da http://www.parlandosparlando.com) Sì, queste sono scene che si vedono ogni giorno nelle ore di punta, non è una leggenda metropolitana.

E intanto la mia nuova vita ha preso il via; le lezioni all’università sono iniziate e sono stata travolta dalla frenesia della metropoli: le corse alla mattina, i treni affollati, le troppe cose da fare e il troppo poco tempo da dedicare a me stessa. Sta iniziando la metamorfosi in “piccola giapponese” – piccola, perché dopotutto non lo sono.
Ogni giorno mi dico: “Devo aggiornare il blog. Devo leggere tutti quelli con cui sono rimasta indietro. Ho voglia di disegnare, di scrivere, di leggere.” E invece niente, alla fine il tempo non basta mai. Le parole restano bloccate lì, in un luogo e in un tempo inesistenti, così come le idee. Ma intanto mi guardo attorno, osservo, ascolto, scopro, prendo nota; prima o poi, il tempo per esprimere tutto ciò che questo mi trasmette riuscirò a trovarlo.

Il corso che sto seguendo all’università – Intensive Japanese 4 – fa davvero fede al nome che porta: ogni giorno due lezioni, ogni giorno un test, ogni giorno vocaboli e testi da studiare, spiegazioni di kanji e presentazioni in classe da preparare, composizioni da scrivere. Non sto riuscendo a trovare nemmeno il tempo per prepararmi alla certificazione di giapponese che sosterrò a dicembre – e questo è male, molto male! – ma mi sto divertendo. Nella mia classe siamo solamente in sette, e questo ci permette di seguire meglio, parlare di più e legare tra noi.
Da oggi ho iniziato a seguire un seminario in giapponese molto interessante; non vi prenderò attivamente parte perchè non mi è concesso, ma ho parlato con l’insegnante e mi ha detto che posso andare ad ascoltare tutte le volte che voglio. Avendo in programma un paio di corsi in giapponese per il prossimo semestre, temevo che sarebbero stati troppi difficili e avrei avuto difficoltà a seguire, ma da quanto ho potuto vedere a questa lezione non credo avrò grossi problemi.

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Un po’ dei libri che, tra certificazione e università, dovrò studiare a qui a dicembre… Fatemi gli auguri!

Domani finalmente si riposa, o per lo meno ci si illude di poterlo fare. Il weekend è appena iniziato e già mi sembra che sia giunto al termine.
Mentre per l’intera giornata di domani mi rinchiuderò in camera a studiare, per domenica ho un bel diversivo in programma! Ma ve ne parlerò nel prossimo post 😉